Kenjataimu

 

 

  • Il solco che divide la sperimentazione dalla cialtroneria è tutt’altro che sottile, è un baratro, definito da un’idea, una motivazione un concetto.

 

  • alla fin fine cerchiamo sempre  di soddisfare in noi stessi desideri semplici e primigeni.

 

  • si sta fruendo della musica con troppa fretta , voglio indurre all’ozio chi inciampa  nella mia musica .

 

  • anche nell’ascolto di qualsivoglia musica sembra applicarsi il concetto di “dono” presente in natura, ascoltare musica è sempre faticoso, è fisiologico,  quanto prima arrivera’ l’appagamento , il piacere, il “dono” appunto, tanto  meno faticosa  sara’ l’esperienza d’ascolto.

 

  • sprecare, questo è il rischio peggiore che affronto tutte le volte che compongo, sprecare idee buone, sprecare tempo, sprecare opportunita’.

 

  • aspiro a ritrovare nella mia musica almeno uno di questi elementi: intrattenimento, ricerca, novita’. Quando in campo artistico  questi tre elementi sono presenti contemporaneamente siamo di fronte ad una vera opera d’arte.

 

  • adoro la tecnologia e ne ho fatto indigestione, ha reso pigra la mia immaginazione per questo ora provo a fare musica enorme  con pochissima roba, reinventando il suo ruolo ogni volta.

 

  • dietro una qualsiasi forma d’espressione che ha la pretesa di definirsi artistica deve esserci un’idea forte.

 

  • adoro anche l’intrattenimento piu’ becero.

 

  • provo invidia e ammirazione per chi realizza con naturalezza cio’ che io fatico a pensare intuire  o semplicemente concepire.

 

  • piu’ il prodotto d’arte è di valore piu’ sara’ in grado di camminare per conto suo.

 

  • ho abbandonato il modo tradizionale di suonare una chitarra, ho iniziato a guardarla da un angolo differente, le mie dita devono fare gesti diversi per suonarla, non riesco piu’ a fare le cose che facevo prima, ne ho inventate di nuove che nel modo tradizionale di suonare non sarei stato in grado di fare, spontanemente creo cose differenti.

 

  • Non il volume bensi’ la potenza.

 

  • Il musicista deve stare un  passo dietro la propria musica.

 

  • l’ascoltatore potrebbe aggiungere la sua immaginazione alle mie composizioni  e questo renderebbe  piu’ piacevole l’ascolto, non dire tutto o essere elegantemente vaghi  rende partecipe chi ascolta.

 

  • quando penso all’effetto che desidero faccia la mia musica su chi la ascolta penso sempre alla tempesta ormonale che ho avuto al concerto degli “A Certain Ratio” all’odissea a Milano e ai “Simple Minds” a genova ( supporter per Gabriel e cacciati con lancio di lattine) nel 1981.

 

  • l’abito fa il musicista

 

  • L’errore fatto con disinvoltura diventa momento altamente estetico.

 

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